A seguito del successo del progetto “Rafedìn”, l’Associazione Habibi Valtiberina, ora riconosciuta in Giordania come ONG locale dal Ministero dello Sviluppo Sociale, è pronta ad iniziare un nuovo progetto di inserimento lavorativo e formazione professionale all’inizio di Febbraio per 100 beneficiari tra profughi iracheni e giovani giordani disoccupati. Il nome del progetto unisce proprio l’Oriente, rappresentato dal Regno di Giordania, con l’Italia, che fornirà il know-how che l’ha resa famosa in tutto il mondo, per sostenere i profughi, che vogliono investire su se stessi per cercare opportunità lavorative che gli consentano, dopo tanti sacrifici, di realizzarsi.

Il progetto nasce dall’esigenza di far fronte all’emergenza dei rifugiati arrivati Il progetto Rafedìn nasce nel marzo 2016 con l’intento di aiutare le donne irachene e le loro famiglie scappate dall’ISIS e che hanno cercato rifugio in Amman. L’obiettivo del progetto è quello di fornire una formazione professionale alle donne irachene grazie all’aiuto di Don Mario Cornioli e alcune sarte provenienti dall’Italia che hanno insegnato alle ragazze come ideare i primi modelli fino a creare indumenti di alta qualità.

La prima fase del progetto è stata implementata attraverso quattro workshop tenuti da cinque sarte professioniste italiane a venti ragazze irachene che hanno dato la possibilità di creare e poi vendere interamente due collezioni, permettendo così al progetto di autosostenersi. Nel maggio 2017 Rafedìn ha ottenuto il supporto della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha dato uno slancio al progetto dandogli la possibilità di crescere e investire più risorse nella in Giordania a causa dei conflitti, guerre civili e rivoluzioni che sono scoppiate negli ultimi anni in Medio Oriente. La monarchia hashemita è, infatti, diventata una tappa fondamentale dell’esodo dei profughi provenienti dai confini del Paese, tra cui siriani, palestinesi, yemeniti, sudanesi, somali e iracheni. Secondo i dati dell’UNHCR, la Giordania si trova tra i primi 3 paesi al mondo per numero di profughi. Circa un terzo dei richiedenti asilo iracheni presenti sul territorio proviene dalla minoranza cristiana, vittima della violenta persecuzione da parte dell’ISIS. Dati sulla persecuzione anticristiana fanno emergere che il numero di cristiani presenti in Iraq è passato dal milione di cristiani del 2002/2003 ai 275mila di oggi. Secondo le stime dell’UNHCR i profughi iracheni presenti in Giordania sarebbero almeno 65.000, di cui gli iracheni cristiani sono circa 16.000.

Il progetto ha quindi come obiettivo principale quello di fornire conoscenze e competenze professionali che aiutino i profughi iracheni ad avere più possibilità nel mercato del lavoro, indipendentemente dal paese in cui risiederanno, e inoltre consentire il sostentamento dei beneficiari e delle loro famiglie nella durata dell’intero progetto (12 mesi) attraverso un rimborso mensile che coprirà le loro spese di base. Alcuni laboratori come il formaggio ed il vino sono già partiti con un ottimo risultato sia dal punto di vista della qualità dei prodotti che dal punto di vista lavorativo, quindi il progetto “Orien-taly” andrà ad implementare i laboratori già esistenti e a crearne di nuovi.

Sarà prevista la realizzazione di formazione tecnica, seguita da un tirocinio, nella produzione di formaggio, vino, birra, olio, pasta fresca, salse e marmellate, gelato e dolci, nonché la formazione di chef, camerieri e addetti alla comunicazione e marketing, attraverso il supporto di formatori locali e italiani. I luoghi di intervento si allargheranno da Jabal Amman, anche alle località di Hashmi, Anjara, Fuheis, Zarka e Ader nel sud della Giordania. Gli artigiani italiani, accompagnati da esperti locali, supervisioneranno le fasi di avviamento dei corsi di formazione e l’utilizzo delle attrezzature e materie prime necessarie per gli stage. Questo permetterà di condividere le competenze artigianali italiane, adattarle alle specificità del contesto locale, e di insegnare l’utilizzo di macchinari altamente specializzati che permetteranno la realizzazione di prodotti di altissima qualità.

In conclusione, il progetto prevede l’acquisizione di competenza professionali di eccellenza specializzate per l’ambito agroalimentare, nonché il miglioramento delle condizioni psicologiche e economiche attuali e future delle famiglie dei partecipanti.