Come in diverse parti del mondo anche le nostre attività sono ricominciate a partire da Giugno. Dopo una pausa dovuta al lockdown in tutto il paese, abbiamo ricominciato con tutte le nostre forze e tutte le dovute precauzioni.

 

Con il workshop di Rafedìn – Iraqi Girls abbiamo iniziato a produrre mascherine non per uso medico, composte da diverse tipologie di tessuto. Grazie al contributo di UNICEF, un gruppo di 8 ragazze ha iniziato a lavorarci, seguite poi dal resto delle ragazze partecipanti al workshop.  L’obiettivo è di produrre circa 40.000 masherine da distribuire poi alle comunità che più ne hanno bisogno.

Anche i progetti Mar Yousef’s Pizza e Mar Yousef’s Gelato si sono rimessi in marcia, adottando le misure necessarie anti Covid-19 (distanziamento sociale, utilizzo di mascherine obbligatorio per lo staff e il pubblico, controllo della temperatura, ecc). Il lockdown ha permesso ai ragazzi di prendersi una pausa per ricominciare nel migliore dei modi: nuove idee, nuove ricette e una grinta più forte di quella di prima per poter mettere in pratica al meglio le conoscenze apprese con i training ricevuti.

Il progetto Zahrat al-Sahra’ (il Fiore del Deserto), collocato ad Ader (Karak), ha avuto la possibilità di riprendere le sue attività prima della riapertura avvenuta ad Amman (essendo il primo un governatorato diverso rispetto alla capitale – con numero di casi di Covid-19 inferiore rispetto ad essa – il lockdown ha avuto durata differente). Le “donne del deserto” migliorano sempre di più la qualità del pecorino e della ricotta, grazie ai frequenti training ricevuti.

In Palestina invece, terminato l’anno scolastico per i nostri bambini del progetto Hogar Niño Dios è subito iniziata il campo estivo “Pastorelli di Fatima”. I bambini sono stati divisi in 4 gruppi e per 3 settimane hanno fatto diverse attività come artigianato, laboratori di cucina, giochi, teatro, canto.

 

La  produzione delle mascherine